sabato , 14 Dicembre 2019
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Polistirolo: cos’è e a come si usa il polistirolo

Il polistirolo è un materiale di cui spesso sottovalutiamo l’importanza. Non ce ne accorgiamo, ma lo ritroviamo intorno a noi molto più spesso di quanto pensiamo. È infatti uno dei materiali più utilizzati, grazie alla sua versatilità e alla facilità di lavorazione, che lo rendono perfetto per l’impiego nel mondo dell’industria. Vediamo nel dettaglio cos’è il polistirolo e quali sono i suoi usi più comuni. Dedicheremo un capitolo anche al suo smaltimento. Una delle domande che più spesso vengono poste alla nostra redazione infatti è: dove si butta il polistirolo che non serve più?

Cos’è il polistirolo?

Il polistirolo, definito anche polistirene, è un composto costituito in maggioranza da carbonio, idrogeno e ossigeno. L’elemento principale che lo forma è lo stirene, un idrocarburo aromatico derivante dal petrolio. La sua caratteristica principale è la duttilità, che gli conferisce un grande adattabilità a molteplici usi. Il polistirolo, inoltre, presenta al suo interno elementi trasparenti, che permettono ancora di più il suo utilizzo nei settori più disparati.

Oltre a quanto già elencato, il polistirolo ha la caratteristica di essere completamente a-tossico. È un materiale molto stabile, non è aggredibile dagli agenti esterni, e non è recettivo verso la colonizzazione di funghi, batteri e altri microrganismi. Questo è un vantaggio enorme: il polistirolo trova infatti impego nella realizzazione di oggetti destinati a entrare in contatto con alimenti, senza presentare rischi per la nostra salute. Altre caratteristiche importanti sono:

  • Facilità di trasporto: essendo elastico e resistente, il polistirolo può essere facilmente trasportato e maneggiato senza particolari accortezze. Non essendo tossico, inoltre, non richiede l’uso di abbigliamento particolare per chi vi entra in contatto. Questo comporta un enorme risparmio di tempo, risorse e denaro;
  • Durata: il polistirolo è praticamente eterno e mantiene inalterate nel tempo le sue caratteristiche e le sue prestazioni;
  • Resistenza all’umidità: il polistirolo è impermeabile. Il polistirolo espanso è molto più traspirante rispetto alle altre tipologie. Viene utilizzato pertanto per la creazione di pannelli isolanti che, lasciando traspirare l’umidità, proteggono dal rischio di formazione di muffe;
  • Potere isolante: il polistirolo è un cattivo conduttore di calore e viene utilizzato con efficacia come isolante termico;
  • Riciclabile e non inquinante: il polistirolo è facilmente riutilizzabile. Viene macinato e aggiunto a polistirene vergine per la creazione di nuovi prodotti. Se smaltito nella maniera corretta, inoltre, non rappresenta un pericolo per l’ambiente, non contenendo clorofluorocarburi o idroclorofluorocarburi.

L’unica caratteristica negativa del polistirolo è la sua scarsa resistenza ignifuga. Il polistirene, infatti, è un materiale facilmente infiammabile. Nelle produzioni industriali, comunque, vengono utilizzati particolari additivi, aggiunti in fase di polimerizzazione, capaci di rendere il polistirolo molto più resistente al fuoco.

Le diverse tipologie di polistirolo

In commercio abbiamo tre principali tipi di polistirolo:

  • Polistirene Espanso Sinterizzato (EPS);
  • Polistirene Espanso Estruso (XPS);
  • Polistirene Antiurto (HIPS).

Il polistirolo Espanso Sinterizzato è utilizzato principalmente per la realizzazione di imballaggi, ma trova impiego anche nel settore edile per la produzione di pannelli isolanti. Il polistirolo Espanso Estruso è molto simile all’EPS, ma ha una struttura più compatta ed è più denso. La differenza sta nella maggior resistenza all’umidità dello XPS. Per questo viene utilizzato come isolante in ambienti umidi o nelle zone a contatto con il terreno. L’EPS, inoltre, ha un’elevata resistenza alla compressione.

Il polistirene Antiurto si ottiene aggiungendo al polistirene una gomma stirene-butadiene (gomma SBR). Questa garantisce all’HIPS una maggior tenacità e una maggiore resistenza agli urti. Si presenta come un laminato plastico compatto, di solito di spessore sottile. È caratterizzato da basso costo ed è facilmente lavorabile per incollaggio e stampaggio. Viene utilizzato, ad esempio, nella produzione di stoviglie usa e getta, di giocattoli, di contenitori per CD e DVD, o di componenti di elettrodomestici.

Una piccola curiosità. Un settore in cui il polistirolo è ampiamente utilizzato è quello della creazione di scenografie e soggetti per spettacoli teatrali e cinematografici. La maggior parte delle scene che vediamo in teatro o in televisione sono realizzate proprio con questo materiale.

Dove si butta il polistirolo? Smaltimento nella plastica e riciclo

Riguardo alla corretta gestione del polistirolo tra i rifiuti c’è ancora molta confusione. C’è chi dice che vada fra la plastica e chi invece è convinto che debba essere gettato nel sacco della raccolta indifferenziata. Cerchiamo di fare chiarezza. Come abbiamo detto più sopra, il polistirolo è un materiale facilmente riciclabile. Per questo verrebbe da pensare che possa essere tranquillamente gettato nel bidone della plastica o del multimateriale.

Ogni provincia, però, ha la sua particolare gestione dei rifiuti e potrebbero esserci differenze in base alla ditta che si occupa della pulizia dei cassonetti. Il consiglio è quindi sempre quello di contattare l’azienda responsabile sul territorio per avere delucidazioni in merito. In linea di massima, il polistirolo utilizzato per piatti e bicchieri usa e getta, o quello delle vaschette del supermercato, può essere gettato nella plastica. Quello utilizzato come imballaggio, invece, va valutato secondo le regole locali.

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